Ubuntu, il M5S e le occasioni mancate (di evitare brutte figure)

Non é facile per me scrivere questo articolo, ho poco tempo e un micro cosmo di cose da gestire, ma non posso lasciar correre. Ennò, non stavolta.

Premesso che cercherò di essere breve, ficcante e di non esagerare con le parolacce, quella che segue é la mia risposta ai bizzarri paragoni utilizzati dall’autore del sopra linkato articolo per giungere a conclusioni corrette ma talmente ovvie da coprire l’intero pezzo di ridicolo.

Proporrei di saltare a piè pari le analogie fra leader politici e capitani di ventura di industria così culturalmente, economicamente e geograficamente lontani (ehy Santiago, quante notti insonni sono state necessarie per partorire accostamenti deliranti come MacOSPDL, WindowsPD?) e andare al punto:

Ubuntu non è una democrazia

Non lo è mai stato, non lo sarà mai e nessuno, Shuttleworth incluso, ha mai sbandierato una governance democratica dove tutti potessero contare qualcosa. Da quel “tutti” i meri utenti sono sempre stati esclusi. Perfino in Debian, dove l’utente rappresenta la priorità massima, regna il principio di do-ocracy, e qui lo trovate scritto nero su sfondo bianco sperando che adesso tu, Santiago, non cominci a rompere il cazzo anche a proposito della governance di Debian solo perché é di fatto diversa da come hai sempre creduto che fosse.

Debian e Ubuntu si collocano su due universi tangenti e nei processi decisionali di entrambi, fatte salve rare eccezioni, le opinioni degli utenti contano poco. Fatevene una ragione.

Ubuntu non combatte alcuna Kasta del Kazzo

Rendere GNU/Linux usabile per utenti desktop e rubare spazio a Microsoft nel mercato desktop consumer non é la stessa cosa di sconfiggere la fame nel mondo, ma solo business. Vincere facendo buon marketing non riporta in vita Madre Teresa né rappresenta la soluzione al riscaldamento globale. Canonical non ha mai proposto rivoluzioni nè portato avanti battaglie per sani e giusti principi, ha sempre solo legittimamente cercato di farsi spazio nel mondo e se qualcuno, in passato, ha pensato di poter associare Canonical al Bene e credeva che Microsoft, Apple, Sun, Oracle, IBM e compagnia bella fossero evidenti manifestazioni del Maligno ora non deve rimanere deluso. Piuttosto cercasse un buon medico.

“Ubuntu e il M5S sono due prodotti aziendali”, “Apertura non è sinonimo di Comunità”, (e se nonno avesse avuto tre palle sarebbe stato un divertentissimo flipper)

Con questo diventa chiaro che in quanto a perspicacia sei a posto, ti tocca solo lavorare sulla prontezza di riflessi e poi sei a cavallo.

What about me?

Anni fa sostenevo che la Community aveva un peso, ora purtroppo conta come il due di quadri quando comanda denari, perciò non sono io ad aver cambiato opinione (benchè me ne riservi il diritto di farlo ogni tanto) ma le storia ad aver preso una piega totalmente diversa da quella che ci si aspettava.

Concludo con una non-conclusione: evito di rispondere con l’unico tono appropriato che conosco alla frase “considerando chi è che ha scritto tale critica ulteriori argomentazioni sarebbero sprecate”. Sempre considerando chi scrive, sarebbe come sparare sulla Croce Rossa.

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8 pensieri su “Ubuntu, il M5S e le occasioni mancate (di evitare brutte figure)

  1. Ciao Alessio provo a risponderti brevemente:

    “Santiago, quante notti insonni sono state necessarie per partorire accostamenti deliranti come MacOS-PDL, Windows-PD?”

    Un mattino, mentre bevevo un tè alla camomilla o alla menta piperita. Serio. 😀

    Non mi trovi d’accordo quando dici che “Canonical non ha mai proposto rivoluzioni nè portato avanti battaglie per sani e giusti principi”; l’ha fatto, lo fa costantemente a livello comunicativo quando Shuttleworth spara cose come “vogliamo portare un futuro libero, bello” ecc ecc.

    Ma la cosa che vorrei chiarire è che, come ho specificato sia nel post sia nei commenti, il paragone è solo fatto per quanto riguarda la governance, e non gli aspetti tecnici. E ho anche detto che “tanti progetti Open hanno una governance verticale“, ma questo non toglie che alcuni siano più orizzontali di altri, vedi Debian e Ubuntu.

    Non ho capito il tuo riferimento alla mia perspicacia, se puoi essere più chiaro ti ringrazio altrimenti non importa.

    Un ultima cosa. Ci tengo davvero a chiarire che quando ho scritto “considerando chi è che ha scritto tale critica ulteriori argomentazioni sarebbero sprecate”, per quanto mi riguarda non c’era nessun astio. Anzi è solo un modo di dire che non c’era altro da aggiungere, perché le mie critiche di 3 anni fa sono state confermate da tempo dalla stessa persona che, sempre 3 anni fa, in primis le metteva in discussione (Qui il link preciso dove chiunque può leggere la discussione che abbiamo avuto nei commenti). Tutto qui. Non ho detto che tu abbia cambiato opinione, ho voluto ribadire quando le mie critiche si fossero dimostrate azzeccate, non tanto perché sia stata “la storia ad aver preso una piega totalmente diversa da quella che ci si aspettava” no, visto che pochi avevamo previsto che, usando ancora parole tue: “anni fa la Community aveva un peso, ora purtroppo conta come il due di quadri“; quindi come vedi siamo pure d’accordo. E credimi, non c’è l’ho con te a livello personale e neppure con chiunque sia iscritto a quel Club di Fans di Ubuntu che voi chiamate “comunità di Ubuntu-it”.
    Saluti.
    Santiago.

    • Non mi trovi d’accordo quando dici che “Canonical non ha mai proposto rivoluzioni nè portato avanti battaglie per sani e giusti principi”; l’ha fatto, lo fa costantemente a livello comunicativo quando Shuttleworth spara cose come “vogliamo portare un futuro libero, bello” ecc ecc.

      Oltre al profondo significato della parola stessa (OK, sì, se ne è abusato, non si può non essere d’accordo), io non riesco a ricordare il SABDFL pontificare sul futuro dell’umanità e sui grandi temi della vita. È sempre stato business per lui, in questo trovo estrema coerenza.

      Non ho capito il tuo riferimento alla mia perspicacia, se puoi essere più chiaro ti ringrazio altrimenti non importa.

      È l’elemento della mia personalità che tanto fa incazzare (e spesso accade) la mia dolce metà: il sarcasmo. Purtroppo sono un tipo molto diretto che non ama particolarmente destreggiarsi fra voli pindarici e giri di parole, ma non vi era alcuna offesa personale nelle mie parole e chiedo scusa se ho offeso la tua sensibilità.

      Un ultima cosa. Ci tengo davvero a chiarire che quando ho scritto “considerando chi è che ha scritto tale critica ulteriori argomentazioni sarebbero sprecate”, per quanto mi riguarda non c’era nessun astio. Anzi è solo un modo di dire che non c’era altro da aggiungere, perché le mie critiche di 3 anni fa sono state confermate da tempo dalla stessa persona che, sempre 3 anni fa, in primis le metteva in discussione

      Ecco, hai fatto bene a chiarire poichè la frase mi è suonata molto come un attacco personale ed è il vero motivo per il quale le mie palle hanno cominciato a roteare a velocità supersonica. Da anni sono impegnato nel software libero e open e capirai che, essendo un professionista del settore, non posso permettere a nessuno di gettare fango sulla mia reputazione basandosi su inesistenti contraddizioni. Insomma: l’ho presa sul personale e grazie alla tua spiegazione capisco di avere interpretato la frase nel modo sbagliato. Ti chiedo però di rileggere ciò che hai scritto e di accettare che tale affermazione può risultare ambigua e lasciare spazio a più di una interpretazione.

      Non ho detto che tu abbia cambiato opinione, ho voluto ribadire quando le mie critiche si fossero dimostrate azzeccate, non tanto perché sia stata “la storia ad aver preso una piega totalmente diversa da quella che ci si aspettava” no, visto che pochi avevamo previsto che, usando ancora parole tue: “anni fa la Community aveva un peso, ora purtroppo conta come il due di quadri”; quindi come vedi siamo pure d’accordo.

      Ora tutto é più chiaro, soprattutto lo sono le intenzioni. Grazie per il chiarimento.

      Piccola nota sulla Comunità Italiana: sì, vero, a volte ha il sapore del fan club, cionostante bisogna sempre pesare attentamente il lavoro svolto su base assolutamente volontaria di persone che non vogliono altro che vedere crescere un progetto di condivisione di conoscenza e che dal potere economico di Shuttleworth non traggono alcun beneficio. Ti basti sapere che Marco Trevisan, autore di un commento a questo articolo nonchè rispettabilissimo professionista, si é avvicinato alla Comunità Italiana diverso tempo dopo essere stato assunto dallo sponsor principale del progetto, mettendo a servizio del LoCo team nostrano tutta la sua competenza ed esperienza, benché le sue mansioni fossero tutt’altre.

      • “Oltre al profondo significato della parola stessa (OK, sì, se ne è abusato, non si può non essere d’accordo), io non riesco a ricordare il SABDFL pontificare sul futuro dell’umanità e sui grandi temi della vita. È sempre stato business per lui, in questo trovo estrema coerenza.”

        Dunque, tanto per fare un esempio ma se ne potrebbero fare altri:
        intervista a Mark Shuttleworth nell’Ubuntu Classroom, 1 Maggio 2012:
        Cito la traduzione di OneOpenSource:
        Siamo qui perché abbiamo una visione del futuro che solo noi possiamo creare. Nessun altro sta cercando di crearlo – né Microsoft(!), né Google, né Red Hat, né Debian, né Arch – perciò, sta a noi costruire quel futuro: libero, sostenibile, bello, e apprezziamo molto il vostro aiuto.
        Ne ho parlato anche qui: http://anonimoconiglio.blogspot.it/2012/05/tutto-quello-che-ubuntu-fa-per-voi-ma.html se non sbaglio dovrebbero esserci altri esempi, anche se questo potrebbe bastare.

        Non definirei tali dichiarazioni “coerenti”. Insomma, potresti avere pure ragione a dire che è business, (certo fare business nell’ubuntu classroom è strano visto a chi si indirizza, qual è il suo target in quel caso?), ma anche se così fosse a me non può fregar di meno. Mi spiego meglio: nel momento in cui il tipo fa discorsi del genere io sono libero di criticarlo dicendo che sta facendo appunto discorsi da antropologo per pubblicizzare un prodotto, e quindi per puro business. Se poi vogliamo dire che sia stato “coerente” perché l’ha sempre fatto, beh allora coerente sia, ma non toglie una virgola al contenuto della mia critica.

        Riguardo la comunità italiana di Ubuntu ho appena risposto in basso a Marco (forse anche quello è finito in spam, quando puoi controlla).
        Aggiungo solo una cosa. Sì, la mia è una piccola provocazione perché ritengo che su una questione non siamo d’accordo: quando tu sostieni che ora la comunità sia morta e sepolta rispetto ad anni fa pensi che ciò sia successo perché la storia abbia “preso una piega totalmente diversa da quella che ci si aspettava“; al che io potrei risponderti con la stessa battuta sulla perspicacia che mi hai rivolto (che ora ho capito, grazie della conferma). Dicendo così mi fai pensare che non abbiate capito, ai tempi, com’era l’andazzo. Per quanto mi riguarda posso dire che le mie critiche, sebbene avessero uno stampo distruttivo, non sono state rese “costruttive” da voi. Le avete accolte considerando la persona che le scriveva. Il fatto è che la storia è il risultato di un susseguirsi di eventi e di cause ed effetti collegati fra loro, e analizzando alcune cause date ci si può “aspettare” certi effetti, quindi quando scrivevo che Canonical stava mandando a puttane il significato di ubuntu stavo proprio dicendo che di questo passo la comunità non avrebbe contato nulla. Se in passato vi foste “ribellati” in massa o opposti fermamente le cose non avrebbero preso questa deriva? Non si potrà mai sapere. Ma oggigiorno, come ho risposto a Marco, non trovo altri epiteti per definirla. (Epiteti molto sarcastici, l’ammetto).

        PS: Riguardo la frase che ritieni ambigua vorrei rassicurarti che ho aggiunto questo all’interno del post:

        [edit: chiarisco a richiesta del diretto interessato: non sto dicendo che lui si sia contraddetto, sto affermando che secondo me col passare del tempo le mie critiche si sono dimostrate azzeccate e per dimostrare ciò cito la persona con cui ho discusso ai tempi per mettere in luce che ora, dopo 3 anni, almeno siamo d’accordo su una cosa: la community di ubuntu non ha potere decisionale.]

        • Avere un cloud service closed e personalizzare Banshee per tirarci su dei soldi (embè? il codice é lì, se non ti piace modificalo) non fa una grande differenza, nell’espressione sviluppo sostenibile l’aggettivo ha lo stesso valore del sostantivo. Nonostante tutto, Mark può ancora permettersi di fare discorsi da antropologo perché Canonical sta tutt’ora fornendo software dal codice liberamente modificabile e redistribuibile a costo zero, a differenza di molti suoi competitor.

          Infine, sulla Comunità: ribellarci a cosa? Ma tu pensi che un gruppo di utenti impegnati a insegnare agli altri come installare e configurare un certo sistema possa avere competenze tali da reclamare prerogative di governo del lato tecnico? Cosa dovevamo fare? Dovevamo forse chiedere a Canonical di lasciare fare agli utenti ciò che passava loro per la testa possibilmente con i suoi soldi? Qui ritorno al punto: la Community di utenti non ha mai contato niente (sacrosanto), l’unico aspetto che è stato sfortunatamente rivisto è il rapporto fra l’azienda e la comunità di sviluppatori volontari.

          Ti ringrazio della precisazione che hai pubblicato sul blog 😉

          • aggiungo un ultima cosa riguardo la precisazione: non a caso avevo scritto, “ulteriori argomentazioni sarebbero sprecate”, perché avevo citato le tue parole a modo di argomentazione per la mia tesi (cioe che la community di ubuntu non ha più potere), e non per dire “guardate si è contraddetto”.

            Secondo me Mark può permettersi pure di ritornare nello spazio, ma nel momento in cui fa discorsi di antropologo per promuovere un prodotto è attaccabile da parecchi frangenti.

            Sulla community di utenti non ho mai rivendicato nessun potere, ciò che metto in luce è come l’andazzo che si era delineato da qualche anno ora si sta concludendo nella aver tolto potere alla community di sviluppatori (e questo è più grave) rispetto ad altre Distro. Cosa si poteva fare? non lo so, intanto un po’ di sanno dissenso in massa non avrebbe guastato, ma non c’è stato, ci sono state difese e divisione, qualcuno è andato via, ecc… vabbè, inutile piangere sul latte versato.

  2. quel Club di Fans di Ubuntu che voi chiamate “comunità di Ubuntu-it”.

    Santiago, non sono mai stato un “attivista” di Ubuntu-it nel senso standard del termine, se non ultimamente partecipando a degli eventi, ma ubuntu-it non è solo un fan-club, assolutamente. Non si può svalutare così un gruppo di persone che da anni lavora affinché il software libero parli italiano ed abbia un supporto italiano. E ciò che questa comunità fa, ha trovato in Ubuntu il suo centro, ma porta vantaggi a tutto l’ecosistema, non solo alla tua “amata” distro…

    • io non svaluto un gruppo di persone, svaluto l’etichetta che viene data al gruppo in base all’utilità effettiva che questo ha rispetto all’ambiente in cui si trova. In altre parole, come disse lo steso quadrispro: “la community di Ubuntu, per come l’abbiamo conosciuta e apprezzata per tanti anni, è morta e sepolta” e “conta come il due di quadri quando comanda denari“. Quindi se la community non ha nessun potere decisionale, quale altro aggettivo possiamo darle se non “club di fans”?

      • Mh, credo che come sempre ha potere decisionale su ciò che gli compete. Certo, le competenze si sono magari ridotte e non credo che sia una cosa bella, ma qui ci sono in mezzo anche logiche di mercato e marketing che vanno considerate.

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