La nemesi si avvicina

Questo che segue è ciò che ho scritto sul questionario-burla di Almalaurea, alla sezione “Presentazione personale”:

Non sono assolutamente interessato a lavorare in Italia. Amo il mio paese e sono addolorato nel vederlo precipitare in un vortice mortale di depressione economica, ma é esattamente ciò che ci meritiamo. Buona parte dei meriti vanno al nostro sistema Universitario, che non forma assolutamente gli studenti e non li prepara ad affrontare il lavoro. Piuttosto l’Università continua a confermarsi il posto di lavoro ideale per professori raccomandati (solitamente accademici teorici inutili al mondo e alla propria vita) che trovano nell’umiliazione degli studenti l’unica vera gioia della propria esistenza, puntualmente dimenticando che quest’ultimi pagano loro lo stipendio. È difficile ricordare il momento in cui la Ricerca in Italia è morta, poichè ciò è avvenuto ormai troppo tempo fa, e una Università senza Ricerca è utile come una forchetta nella minestra. Fortunatamente molti dei nostri studenti con ambizioni di ricerca, gli stessi che per anni hanno dovuto sopportare innumerevoli soprusi da parte di un sistema di potere profondamente corrotto che punta solo al mantenimento di se stesso, trovano all’estero quelle occasioni che l’Italia, dopo averli allevati, allattati e cresciuti, nega loro. Ecco rivelata la nostra patria: benevola madre per pochi, lurida troia per molti altri.

Sono uno stimato professionista nel mio settore, ho ottenuto negli anni diversi riconoscimenti da parte di aziende e organizzazioni internazionali per la qualità del mio lavoro e tornando con la memoria agli anni di corso universitario, fatta eccezione per pochissimi casi particolari, non trovo neanche una sola persona meritevole della mia gratitudine. La stragrande maggioranza dei miei insegnanti si è sempre dimostrata verso di me e gli altri studenti orgogliosamente ignorante, altezzosa e priva di qualsiasi desiderio di accrescere l’esperienza propria e altrui. Bravissimi giudici nel sentenziare promozioni o bocciature sulla base di ridicoli esercizi di manierismo pseudo-tecnologico ma totalmente incompetenti nel rispondere a qualsiasi esigenza di natura pratica, sono loro uno dei cancri principali dell’intero sistema educativo nazionale: vanno assolutamente eliminati, e al più presto.

Refero, refers

Benché io mi trovi spesso in prima linea nel criticare la mentalità e i costumi delle persone con le quali convivo all’interno degli stessi confini, nonostante io non mi lasci mai sfuggire l’occasione di far notare ai miei interlocutori la voglia matta di muovermi verso altri posti, io amo il mio paese.

So bene che può suonare strano alle orecchie di mi conosce e frequenta, eppure da sempre sono convinto che gli Italiani, con tutti i loro vizi e difetti, siano decisamente migliori di coloro che li governano (cit). Basta assistere allo spettacolo quotidiano del nostro popolo in movimento per capire che se qui c’è qualcosa che funziona, questa é l’Italia. Quella vera, trascinata dalle persone e dalle loro idee. Quella fatta di lavoro e studio, ricerca e sacrifici. Testa, braccia e cuore. Quella che, nonostante tutto, lavora meglio delle sue istituzioni.

Domani (e lunedì) questa nazione ha un’occasione imperdibile per riappropriarsi definitivamente della libertà di scelta che, fino all’ultimo, é stata messa in pericolo dagli spregiudicati tentativi dei governanti di convincere i governati della sua non-necessità.

L’invito a non andare a votare da parte di chi riveste una carica pubblica comporta pesanti ricadute sull’interpretazione del messaggio, che non può e non deve assumere contorni politici. Un chiaro esempio può essere d’aiuto: se un Ministro della Repubblica vi consiglia di andare al mare e un blogger qualsiasi vi invitare a fare di il contrario, ciò non significa che il primo sia verde-nero-di destra e il secondo giallo-rosso-di sinistra (la scelta dei colori e i riferimenti ideologici hanno la stessa importanza dei segnaposti del Monopoli). Molto semplicemente, quest’ultimo conosce e rispetta i valori costituzionali, mentre l’altro, con buone probabilità, é solo un povero malato.

Perciò, visto che richiamare i propri connazionali ai doveri nei confronti del proprio paese non é nè un messaggio elettorale nè uno spot politico, mi prendo questa libertà: andate a votare!


Quando tutto ebbe inizio

Tutto cominciò quando mi accorsi di aver distrutto la tabella delle partizioni NTFS del mio disco fisso principale.

Lavori, configurazioni e dati di ogni genere stavano lì, come sospesi in una sorta di limbo a metà fra la vita e la morte: avevo bisogno di trovare una soluzione affidabile e sicura, dovevo assolutamente recuperare ogni cosa.

Era il 2006 e il mese era novembre, all’epoca producevo musica, ogni tanto ancora mi esibivo (quanto è strano, per me, oggi, ricordare quei momenti) e usavo Windows XP, unico sistema allora compatibile con l’hardware Behringer di cui disponevo.

Il giorno seguente alla catastrofe, Valerio “nontiseguo” mi diede una live di Ubuntu e cercò di consolarmi con un:

Nel caso in cui non riuscissi a riparare il danno con questa potrai almeno controllare la posta!

Mi ci vollero un paio di giorni per risolvere la situazione che si era venuta a creare e nel frattempo cominciai a esplorare la versione 6.10 di Ubuntu, trovandola un po’ bruttina ma sicuramente veloce e di facile utilizzo.

Ciò mi turbò, sinceramente non avevo ancora toccato con mano i progressi fatti negli ultimi anni dalle varie distribuzioni, la mia esperienza con i sistemi Linux si fermava a una decina di anni prima[1], quando avevo riposto una RedHat 4.2 in un cassetto della stanza di casa mia che oggi viene definita (non senza una certa importanza) come lo studio, ma che allora era la più popolare camera degli ospiti. Dopo mille incazzature, diverse umilianti sconfitte e anche gloriose soddisfazioni (solo chi ricorda quell’epoca sa bene quanto fosse emozionante veder partire X per la prima volta) decisi che per Bitmore e compagni (in realtà, fin da subito non mi accontentai della sola RedHat, provai anche Debian e altre distribuzioni) avrei trovato del tempo una volta imparato il C e completato Quake.

Passati diversi anni, dimenticati i buoni propositi, la musica entrò prepotentemente nella mia vita e così declassai la “programmazione”[2] ai posti più bassi della classifica delle mie priorità. Su tutti i miei desktop e laptop vi era installata una copia di Cubase SX con una miriade di plugin VST e passavo il tempo a creare, suonare, ri-suonare, filtrare, equalizzare, campionare, mixare, re-mixare e masterizzare[3] qualsiasi cosa mi passasse per le mani (una volta ho persino curato la produzione e post-produzione della colonna sonora di un cortometraggio!): questa era la mia vita.

E ancora: la ricerca dei club dove ascoltare e ballare della buona elettronica, e la passione per la house music (della quale oggi, viste e ascoltate le più recenti hit etichettate come house, con infinito dispiacere do notizia della sua morte), e tutto il rubato allo studio universitario, e i miei problemi, le avventure, gli amici, e Lanzarote e Barcellona.

Già, Barcellona. Penso a quei momenti e si torna di nuovo al 2006. L’estate stava finendo e proprio durante quella vacanza mi accorsi di averne le palle piene di essere la dimostrazione vivente di come possedere una personalità poliedrica potesse rappresentare il peggior difetto di un uomo. Così, al rientro in patria, deciso a mollare tutto il superfluo per concentrarmi sul mio futuro, inserii la freccia e mi preparai a svoltare.

Gli incontri furono decisivi. Fu proprio allora che, in un pomeriggio di uno splendido ottobre romano, conobbi Valentina, la mia dolcissima metà, con la quale condivido tutto ciò che sono: molto di me deriva dal nostro rapporto.

Un altro importante incontro fu la Comunità Italiana di Ubuntu: pochi sanno che Milo fu il mio primo contatto, iniziai a tradurre qualche programma qui e là, entrai quasi subito nel Gruppo Documentazione e nel giro di qualche mese fui nominato editore del wiki, quindi amministratore (ruolo che ancora oggi ricopro insieme all’amico Leo Iannacone).

Dopo poco più di un anno dal mio ingresso in Ubuntu-it il mio interesse si spostò verso lo sviluppo, cominciai lavorando sui merge/sync da Debian, proponendo piccole patch e, infine, grazie soprattutto al grande sostegno fornitomi da Luca Falavigna e i due “Andrea” (“warp10” Colangelo e “gaspa” Gasparini) entrai ufficialmente a far parte del team di sviluppo di Ubuntu nel febbraio 2009.

Il resto (almeno in buona parte) è noto.

A questo punto, cari Lettori (o almeno quei pochi che hanno avuto la pazienza di arrivare fino a questo punto), é doveroso per me rispondere alle domande che quasi tutti vi sarete posti:

Cosa é successo? Qual é il motivo di cotale pippone?

Ammazza che palle: hai finito?

Cominciamo dalla seconda: sì, mancano giusto titoli di coda e ringraziamenti.

La prima, invece, merita qualche riga in più.

Ciò che ho scritto prima non è altro che il flusso dei ricordi che ha attraversato la mia mente quando, pochi giorni fa, nell’aprire la posta mi accorsi di aver ricevuto una mail che aveva il seguente oggetto:

New Debian developer Alessio Treglia

Aprii di corsa Chromium, XChat e mi accorsi che, beh, sì, era tutto vero.

NM completata: “congrats alessio!

Mi trovavo seduto nel laboratorio Campus One e, dopo aver fatto il pieno di complimenti, pacche-sulle-spalle, minacce e soprattutto ricatti, spensi il laptop e rimasi così a osservare i riflessi sullo schermo del computer, cercando di ricordare da che parte fosse cominciato tutto.

Ringraziamenti

  • Enrico Zini: il mio AM, al quale prometto che dedicherò ad Arista Transcoder sempre la massima attenzione.
  • Luca Falavigna: il mio mentore, sponsoradvocate: cosa volete di più?[4]
  • Free Ekanayaka: un grande developer ma soprattutto una bella persona che ho avuto il piacere di conoscere all’UDS di Dallas, se oggi sono un membro attivo del Debian Multimedia Team gran parte del merito (o della colpa, dipende dai punti di vista) é suo
  • David Paleino: preparato, un po’ pignolo ma tanto simpatico e davvero bravo. Donne! È tutto vostro!
  • Giuseppe Iuculano: penso che sia più felice di me per la mia NM. Devo avergli fatto due palle di proporzioni incredibili! Tant’è che è stato lui il primo a propormi di avviare la procedura per diventare Debian Developer 🙂

Ma il ringraziamento più grande e più sentito va a Lei, Valentina, il mio centro di gravità, che ogni giorno, da più di tre anni e mezzo, sopporta e sostiene questo ex-fighetto ormai definitivamente trasformato in un vergognoso nerd[5].
Senza di te nulla sarebbe stato uguale.

[1] Oddio, non è proprio del tutto vero, ma fate finta di credermi…

[2] Odio tale definizione volgare e populista per l’arte dello sviluppo del software, ma in questo caso è utile allo scopo.

[3] No, il masterizzatore non c’entra nulla, piuttosto date un’occhiata qui.

[4] Cooooosaa?? Una cena da Roadhouse??

[5] Avete presente la favola della principessa che bacia il ranocchio che poi si trasforma un principe che poi… Beh, il resto non conta, per capire cosa intendo vi basta scambiare il principe col ranocchio.

Windows 7, un silenzioso terrorista

Oggi é il mio compleanno.

Grazie, grazie mille per gli auguri, ma perdonatemi se non sono in vena di festeggiamenti.

Come no? I tuoi 26, ormai sei più vicino agli `enta` che agli `enti` e…

No, sul serio: non é aria. Tutto questo grazie a 7, il sistema operativo di casa Microsoft.

Molti mi avevano parlato dei miglioramenti introdotti nel successore di Vista ma il mio scarso interesse e la mia poca fiducia mi hanno sempre portato a ignorare tanti elogi e a procedere dritto per la mia strada. Almeno fino a venerdì scorso, giorno in cui ho acquistato un nuovo portatile.

Come potete immaginare, la macchina era già fornita di una copia autentica di 7 (che culo!) e il primo boot in assoluto l’ho eseguito proprio con il nuovo merdoso sistema operativo Microsoft (spero che mi vogliate perdonare l’uso dell’aggettivo, ma non riesco a trovarne uno più adatto).

Ma passiamo ai fatti e iniziamo dal principio:

Venerdì 19 febbraio

Appena avviato Windows, riavvio senza neanche consultare l’elenco dei programmi installati, ovviamente con un CD di Ubuntu 9.10 inserito nel lettore e procedo al partizionamento, ottenendo il seguente risultato come tabella delle partizioni:

  1. Partizione nascosta contenente il software del produttore (eMachines, ma dietro il suo nome si cela la più nota Acer), primaria.
  2. Partizione di ripristino di Windows, NTFS primaria.
  3. Windows 7, NTFS primaria.
  4. Estesa, partizione logica (circa 140 GiB) dedicata a Ubuntu, EXT4.
  5. Estesa, partizione logica (circa 35 GiB) dedicata a Debian, EXT3.
  6. Estesa, Linux swap di 3 GiB circa (per l’ibernazione).

Come potete facilmente immaginare, le operazioni successive sono state (in ordine):

  1. installazione di Ubuntu 9.10;
  2. installazione di Debian squeeze.

Finita la prima fase, sono passato a configurare e a personalizzare tutti i miei strumenti di lavoro: ambiente di sviluppo, chroot, chiavi SSH, GPG, impostazioni dei browser, installazione codec & pacchetti per il testing.

Sabato 20 febbraio

Il sistema va che é un’amore e, a parte un piccolo difetto nella gestione della luminosità dello schermo (risolto con un’opzione di boot del kernel), non c’é nulla che non funzioni esattamente come dovrebbe.

Domenica 21 febbraio

Mi alzo, ringrazio per gli auguri e studio un po’. Avrei potuto continuare a vivere felice e invece no, decido di trovare una soluzione definitiva al problema della luminosità dello schermo ed ecco l’idea:

Aggiornamento del BIOS

Ma per farlo serve Windows, così riavvio e al boot scelgo, per errore, la prima delle due partizioni NTFS, quella contenente il software di recovery di Windows.

Poco male, riavvia e scegli l’altra…

Appena parte l’interfaccia grafica del programma di ripristino, clicco immediatamente «Esci», con l’intenzione di tornare a GRUB2, il quale, invece di mostrarmi il solito menu, mi informa dell’assenza della partizione. Senza essere consapevole di ciò che era già accaduto e deciso a tentare il ripristino del boot loader, inserisco il CD live di Ubuntu, apro un terminale e digito: sudo fdisk -l

Faccio fatica a credere ai miei occhi, cerco di spiegare la realtà con la quale mi trovo a dover fare i conti aggrappandomi a poco probabili ipotesi riconducibili alla teoria del caos, ma senza successo: Windows ha piallato le due partizioni logiche contenenti Ubuntu e Debian.

Al posto delle sopracitate partizioni EXT4 e EXT3, ora c’è un buco etichettato come unallocated space e, difficile comprenderne il perché, l’unico superstite è la SWAP, risparmiata dalla furia genocida della razza GNU/Linux.

Ora, chi mi conosce sa bene che non ho mai usato termini come Winzozz, Micromerd, tantomeno ho mai affiancato alla promozione di Ubuntu altre attività denigratorie nei confronti dei concorrenti, ma con il racconto di ciò che mi è accaduto vorrei far rifliettere chi ancora sostiene che Windows 7 rappresenti un passo avanti e tale scopo, cari amici ancora affezionati a Windows, voglio illustrarvi uno scenario, che possiamo reputare poco probabile solo grazie alla correttezza dei sistemi open.

Immaginate di essere curiosi di voler provare per una volta un sistema diverso da quello che da sempre utilizzate; con buone probabiltà scarichereste un’immagine CD di una live con la quale avviare il vostro portatile. Ora calatevi nei miei panni e pensate a quanto vi incazzereste se, durante l’utilizzo della live, il sistema provvedesse di nascosto a distruggere la tabella delle partizioni del vostro disco fisso, rendendo di fatto inaccessibili tutti i vostri documenti, per presentarvi un messaggio, alla fine, simile al seguente:

Ciao! Cosa vuoi fare? Vuoi installare o tornare alla tua configurazione originale, lasciando tutto com’era prima?

Con quali motivi giustifichereste un comportamento del genere di quello sopra descritto?

Come definireste voi una tale politica?

Noi, i buoni

Sì, é il 2010 e sono tornato dall’UDS e so di non aver raccontato nulla, in realtà non sono neanche sicuro di farlo attraverso le pagine di questo blog.

Anzi, un paio di foto ve le concedo:

Jane Silber, Mark Shuttleworth, Paolo Sammicheli e io

Io, Paolo, Simone e Milo

Sì, so anche di avere diversi discorsi in sospeso: li riprenderemo quando ne avrò voglia.

Ho poco tempo, molto da studiare e altro su cui lavorare, perciò sarò sintetico: hanno chiuso il Bar Sport e per questo voglio congratularmi con i ragazzi del Gruppo Forum (i buoni, appunto), i quali, secondo me, hanno preso la decisione giusta.

Ubuntu Developer Summit

Stamattina apro la posta, seleziono la prima delle mail non lette e…

Hi,

Congratulations! This e-mail confirms that Canonical would like to
offer you sponsorship in the form of accommodation and travel to the
Ubuntu Developers Summit in Dallas for the Ubuntu 10.04 Lucid Lynx
release – http://wiki.ubuntu.com/UDS

È difficile descrivere le sensazioni che ho provato, so solo che finalmente parteciperò all’Ubuntu Developer Summit, che si terrà dal 16 al 20 novembre a Dallas, in Texas (USA), tutto a spese del main sponsor di Ubuntu, Canonical Ltd.