Windows 7, un silenzioso terrorista

Oggi é il mio compleanno.

Grazie, grazie mille per gli auguri, ma perdonatemi se non sono in vena di festeggiamenti.

Come no? I tuoi 26, ormai sei più vicino agli `enta` che agli `enti` e…

No, sul serio: non é aria. Tutto questo grazie a 7, il sistema operativo di casa Microsoft.

Molti mi avevano parlato dei miglioramenti introdotti nel successore di Vista ma il mio scarso interesse e la mia poca fiducia mi hanno sempre portato a ignorare tanti elogi e a procedere dritto per la mia strada. Almeno fino a venerdì scorso, giorno in cui ho acquistato un nuovo portatile.

Come potete immaginare, la macchina era già fornita di una copia autentica di 7 (che culo!) e il primo boot in assoluto l’ho eseguito proprio con il nuovo merdoso sistema operativo Microsoft (spero che mi vogliate perdonare l’uso dell’aggettivo, ma non riesco a trovarne uno più adatto).

Ma passiamo ai fatti e iniziamo dal principio:

Venerdì 19 febbraio

Appena avviato Windows, riavvio senza neanche consultare l’elenco dei programmi installati, ovviamente con un CD di Ubuntu 9.10 inserito nel lettore e procedo al partizionamento, ottenendo il seguente risultato come tabella delle partizioni:

  1. Partizione nascosta contenente il software del produttore (eMachines, ma dietro il suo nome si cela la più nota Acer), primaria.
  2. Partizione di ripristino di Windows, NTFS primaria.
  3. Windows 7, NTFS primaria.
  4. Estesa, partizione logica (circa 140 GiB) dedicata a Ubuntu, EXT4.
  5. Estesa, partizione logica (circa 35 GiB) dedicata a Debian, EXT3.
  6. Estesa, Linux swap di 3 GiB circa (per l’ibernazione).

Come potete facilmente immaginare, le operazioni successive sono state (in ordine):

  1. installazione di Ubuntu 9.10;
  2. installazione di Debian squeeze.

Finita la prima fase, sono passato a configurare e a personalizzare tutti i miei strumenti di lavoro: ambiente di sviluppo, chroot, chiavi SSH, GPG, impostazioni dei browser, installazione codec & pacchetti per il testing.

Sabato 20 febbraio

Il sistema va che é un’amore e, a parte un piccolo difetto nella gestione della luminosità dello schermo (risolto con un’opzione di boot del kernel), non c’é nulla che non funzioni esattamente come dovrebbe.

Domenica 21 febbraio

Mi alzo, ringrazio per gli auguri e studio un po’. Avrei potuto continuare a vivere felice e invece no, decido di trovare una soluzione definitiva al problema della luminosità dello schermo ed ecco l’idea:

Aggiornamento del BIOS

Ma per farlo serve Windows, così riavvio e al boot scelgo, per errore, la prima delle due partizioni NTFS, quella contenente il software di recovery di Windows.

Poco male, riavvia e scegli l’altra…

Appena parte l’interfaccia grafica del programma di ripristino, clicco immediatamente «Esci», con l’intenzione di tornare a GRUB2, il quale, invece di mostrarmi il solito menu, mi informa dell’assenza della partizione. Senza essere consapevole di ciò che era già accaduto e deciso a tentare il ripristino del boot loader, inserisco il CD live di Ubuntu, apro un terminale e digito: sudo fdisk -l

Faccio fatica a credere ai miei occhi, cerco di spiegare la realtà con la quale mi trovo a dover fare i conti aggrappandomi a poco probabili ipotesi riconducibili alla teoria del caos, ma senza successo: Windows ha piallato le due partizioni logiche contenenti Ubuntu e Debian.

Al posto delle sopracitate partizioni EXT4 e EXT3, ora c’è un buco etichettato come unallocated space e, difficile comprenderne il perché, l’unico superstite è la SWAP, risparmiata dalla furia genocida della razza GNU/Linux.

Ora, chi mi conosce sa bene che non ho mai usato termini come Winzozz, Micromerd, tantomeno ho mai affiancato alla promozione di Ubuntu altre attività denigratorie nei confronti dei concorrenti, ma con il racconto di ciò che mi è accaduto vorrei far rifliettere chi ancora sostiene che Windows 7 rappresenti un passo avanti e tale scopo, cari amici ancora affezionati a Windows, voglio illustrarvi uno scenario, che possiamo reputare poco probabile solo grazie alla correttezza dei sistemi open.

Immaginate di essere curiosi di voler provare per una volta un sistema diverso da quello che da sempre utilizzate; con buone probabiltà scarichereste un’immagine CD di una live con la quale avviare il vostro portatile. Ora calatevi nei miei panni e pensate a quanto vi incazzereste se, durante l’utilizzo della live, il sistema provvedesse di nascosto a distruggere la tabella delle partizioni del vostro disco fisso, rendendo di fatto inaccessibili tutti i vostri documenti, per presentarvi un messaggio, alla fine, simile al seguente:

Ciao! Cosa vuoi fare? Vuoi installare o tornare alla tua configurazione originale, lasciando tutto com’era prima?

Con quali motivi giustifichereste un comportamento del genere di quello sopra descritto?

Come definireste voi una tale politica?

Backup e ripristino del Master Boot Record

Mi capita sovente di avere a che fare con persone desiderose di stabilire il primo contatto con un sistema operativo GNU/Linux, a condizione di non sentirsi obbligati a migrare definitivamente, abbandonando una volta per tutte Windows.

Non me ne voglia il buon Agostino Russo ma nove volte su dieci la soluzione che consiglio é il dual boot, configurabile automaticamente al momento dell’installazione e semplicissima da gestire in seguito.

Su una macchina con Windows già installato la questione si sbriga velocemente: terminata l’installazione, al riavvio l’utente può già scegliere quale sistema avviare. Al contrario, quando si procede a installare Windows su un sistema ove si è già precedentemente installato Ubuntu, la procedura non é automatica e diventa necessario reinstallare GRUB.

Ci sono delle procedure note per ovviare a tale problema (qui trovate le più comuni) ma se siete pigri anche solo la metà di quanto lo sono io, allora anche voi probabilmente preferirete procedere nel modo che più mi soddisfa, ovvero creando una copia di backup l’MBR prima di installare il nuovo sistema e effettuando in seguito il ripristino.

Prima di avviare l’installazione, bisogna accedere al sistema già installato e digitare ciò che segue (sostituendo opportunamente /dev/sda):

sudo dd if=/dev/sda of=MBR.bak bs=512 count=1

Il file MBR.bak ora contiene il primo settore del disco e per ripristinarlo, una volta installato l’altro sistema, sarà sufficiente accedere con una live, posizionarsi nella directory dove si è salvato il backup e digitare il seguente comando:

sudo dd if=MBR.bak of=/dev/sda bs=512 count=1

Se non avete un CD live a portata di mano e vi trovate costretti a poter utilizzare solo Windows, vi segnalo la disponibilità di una versione di dd anche per il sistema Microsoft.

Avanti Hardy, miei prodi!

Ehhh! Fosse stato davvero così facile…

Ecco come è andata: ieri mattina mi viene l’idea – malsana – di passare finalmente a Ubuntu 8.04 «Hardy Heron», così, dopo aver attentamente analizzato tutte (o quasi) le possibili nefaste conseguenze, stravolgo il mio /etc/apt/sources.list e avvio il dist-upgrade. Continua a leggere

Installare e configurare Ubuntu 7.10 «Gutsy Gibbon» su un Olidata Stainer 3050

Avevo necessità di un portatile per lo studio e circa un paio di settimane fa, al centro commerciale Conforama di Aprilia, ho trovato un Olidata Stainer 3050 in offerta a 599 €. Nella stessa fascia di prezzo non ho trovato altri notebook altrettanto promettenti e, beh, sinceramente non me la sentivo di esborsare una cifra superiore per qualche macchina Acer, magari dotata di una migliore scheda video (bleah!) ma con meno RAM.

Passiamo alle caratteristiche, come fonti sono disponibili il sito del produttore e, beh, la mia macchina:

  • Processore: AMD Turion64 X2 TL-50 a 1.60 GHz
  • Chipset: AMD RS690MC + ATI SB600
  • RAM: 2 GiB, bus a 667 MHz
  • Disco fisso: TOSHIBA MK1246GS, 160 GiB SATA
  • Video: ATI Xpress 1200 (chipset Radeon X1200)
  • Audio: Realtek High Definition (HDA ATI SB)
  • WiFi: Ralink integrata (Ralink RT73)

Installazione del sistema e avvio della modalità grafica

Ho installato la versione per amd64 con il cd alternate (è un’ATI, bellezza), e al primo avvio ho installato a mano l’ultima versione disponibile dei driver proprietari (i nuovi Catalyst): avrei potuto usare Envy ma si sa, non mi piacciono le cose facili. Così, dopo aver abilitato sia universe che multiverse, ho proceduto al download e all’installazione in questo modo:

wget -c http://a248.e.akamai.net/f/674/9206/0/www2.ati.com/drivers/linux/ati-driver-installer-8.443.1-x86.x86_64.run

sudo apt-get update

sudo apt-get install build-essential fakeroot dh-make debhelper debconf libstdc++5 dkms

sudo bash ati-driver-installer-8.443.1-x86.x86_64.run –buildpkg Ubuntu/gutsy

Una volta terminato il processo di compilazione e installazione dei pacchetti (già, perchè, per chi non l’avesse capito, è proprio ciò che fa il sopra citato installer) bisogna blacklistare il modulo di default. Dunque apriamo /etc/default/linux-restricted-modules-common con

sudo nano /etc/default/linux-restricted-modules-common

e modifichiamo l’unica riga presente nel file:

DISABLED_MODULES=”fglrx”

Una volta finito si potrà riavviare e al prossimo login il sistema si presenterà con la sua usuale interfaccia grafica. Ah, c’è un dettaglio che dimentico sempre ma che non va sottovalutato: in Gestore driver con restrizioni sarà presente l’elemento «Driver grafici accelerati ATI», i quali risulteranno disabilitati ma funzionanti. Ecco, tale elemento va ignorato.

Come evitare i brutal shutdown

Una volta installati i driver video, felice e compiaciuto della bellezza grafica di GNOME (sì, sono un bambinone), cominciai a notare uno strano e fastidioso problema, per altro piuttosto comune fra i possessori di CPU Turion64. Beh, insomma, a CPU sotto sforzo e con la temperatura in salita (ma sempre entro limiti accettabili) il sistema si spengeva da solo. Facciamola corta: ho smesso di avere tali problemi aggiungendo le opzioni noapic e nolapic all’avvio del kernel. Ecco la stringa completa del kernel, contenuta nel file /boot/grub/menu.lst:

title Ubuntu 7.10, kernel 2.6.22-14-generic
root (hd0,3)
kernel /boot/vmlinuz-2.6.22-14-generic root=UUID=2b7de8bb-d110-415e-a712-d22b6bcf9759 ro quiet splash vga=0F07 noapic nolapic
initrd /boot/initrd.img-2.6.22-14-generic
quiet

L’opzione vga=0F07 è necessaria al corretto caricamento dello splash di GRUB. Nel caso il problema dovesse ancora presentarsi allora sarà necessario aggiungere anche l’opzione acpi=off, con conseguente perdita delle funzionalità di sospensione e ibernazione. Comunque, la mia configurazione attuale risulta molto stabile e il sistema non sembra soffrire di altri problemi simili.

Variare la frequenza di clock (CPU scaling) e monitorare la temperatura

Per ottenere il massimo dal potente Turion64 X2 ho installato l’applet «Variazione frequenza CPU» sul pannello superiore di GNOME (quello inferiore, come al solito, l’ho sostituito con Avant Window Navigator). Per installare l’applet in questione è sufficiente aprire un terminale e digitare:

sudo apt-get install gnome-applets

Dunque, per poter modificare il governor in uso e impostare manualmente la frequenza è necessario ricononfigurare il pacchetto appena installato:

sudo dpkg-reconfigure gnome-applets

Selezionare «Ok» e «Yes» nella finestra di configurazione. Una volta terminato sarà possibile scegliere, fra quelle disponibili, l’opzione preferita, proprio come nella figura sottostante:

CPU scaling e controllo della temperatura

Per monitorare la temperatura basta installare i pacchetti lm-sensors e sensors-applet (il primo è necessario per la lettura dei valori dei sensori, il secondo contiene l’applet per il pannello di GNOME):

sudo apt-get install lm-sensors sensors-applet

Per aggiungere l’applet sul pannello basta cliccarci con il tasto destro, andare su «Aggiungi al pannello» e scegliere «Hardware Sensors Monitor». Il risultato è visibile nella schermata precedente.

Gestione energetica

Per la gestione energetica ho installato il pacchetto laptop-mode-utils, contenente tutto il necessario per risparmiare energia durante l’utilizzo della batteria.

Come separare le cuffie dagli altoparlanti

L’altro giorno, mentre approfittavo della pausa pranzo per guardarmi la quart’ultima puntata della prima serie di Dr. House (sono in arretrato di due serie a causa del fatto che non guardo la TV, è stata la mia ragazza a farmi appassionare al personaggio creato da David Shore), mi sono accorto della presenza di un piccolo inconveniente: benchè l’uscita headphone funzionasse, in cuffia veniva spedito lo stesso output degli altoparlanti frontali, con la sgradevole conseguenza che impostando in mute gli altoparlanti, le cuffie diventavano inutili.

Dopo averne provate tante e dopo aver cancellato, per errore, innumerevoli librerie e moduli preinstallati, sono riuscito a trovare una configurazione semplice e adatta a risolvere tale inconveniente. Ho aggiunto il modulo snd-hda-intel all’avvio, modificando il file /etc/modules come nell’esempio:

# /etc/modules: kernel modules to load at boot time.
#
# This file contains the names of kernel modules that should be loaded
# at boot time, one per line. Lines beginning with “#” are ignored.

loop
lp
rtc
fuse
snd-hda-intel

Infine ho aggiunto le opzioni adatte al chipset del portatile in /etc/modprobe.d/alsa-base. Da terminale:

gksu gedit /etc/modprobe.d/alsa-base

Ed ecco la riga da aggiungere:

options snd-hda-intel model=acer

Sì, lo so, non è un Acer, però così funziona, e una volta riavviato il sistema in alsamixer sarà possibile controllare il volume delle casse con lo slider «Surround» e quello delle cuffie con lo slider «Front». Non escludo che possa esistere una soluzione migliore, questa comunque funziona e al momento non desidero altro.

Installazione del plugin Java

Per il plugin Java di Firefox ho dovuto eseguire una versione modificata della procedura d’installazione per IcedTea. Per cominciare ho aggiunto questi repository nel /etc/apt/sources.list:

deb http://people.ubuntu.com/~doko/ubuntu/ gutsy/
deb-src http://people.ubuntu.com/~doko/ubuntu/ gutsy/

Dunque ho aggiornato la lista e installato il pacchetto:

sudo apt-get update
sudo apt-get install icedtea-java7-plugin

Infine ho corretto un piccolo problemino di installazione:

cd ~/.mozilla
mkdir plugins
cd plugins
ln -s /usr/lib/jvm/java-7-icedtea/jre/lib/amd64/gcjwebplugin.so

Il plugin è risultato utilizzabile fin dal successivo riavvio del browser.

Problemi irrisolti

Ecco un elenco delle problematiche alle quali ancora non ho trovato valide soluzioni:

  1. L’interruttore della wireless non funziona. Suppongo sia connesso su seriale, devo trovare delle procedure per: 1) identificare la porta 2) inviarle comandi a basso livello
  2. In caso di ripristino da una sospensione/ibernazione la scheda wifi non funziona.

Conclusioni

Posso ritenermi soddisfatto del mio acquisto, il portatile è un vera belva, le prestazioni offerte sono davvero di altissimo livello. Appena posso pubblico la guida sul wiki.

Ripristinare GRUB dopo l’installazione di un’altra versione di Ubuntu

Se durante l’installazione di un’altra versione di Ubuntu sullo stesso PC non si ha disabilitato l’opzioncina «Installa bootloader», GRUB verrà sovrascritto dal processo di installazione e i file di configurazione verranno salvati nella partizione della versione appena installata, con la conseguente perdita delle personalizzazioni effettuate nel /boot/grub/menu.lst della prima installazione. Continua a leggere