Libmtp aggiunge il supporto per i dispositivi Apple

Per illustrarvi le novità della nuova versione, presente per ora solo in Debian experimental ma che presto dovrebbe far il suo ingresso anche negli archivi di Ubuntu+1, mi è sufficiente mostrarvi un estratto del changelog:

 libmtp (1.0.3-3) experimental; urgency=low

   * New devices now supported:
     - Apple iPhone 05ac:0x1290
     - Apple iPod Touch 1st Gen 05ac:1291
     - Apple iPhone 3G 05ac:0x1292
     - Apple iPod Touch 2nd Gen 05ac:0x1293
     - Apple iPhone 3GS 05ac:0x1294
     - Apple 05ac:1296
     - Apple 05ac:1297
     - Apple 05ac:1298
     - Apple iPod Touch 3rd Gen 05ac:0x1299
     - Apple iPad 05ac:129a
     - SonyEricsson U5 0fce:0133
     - Samsung Galaxy S GT-I9000 04e8:6877
     - Samsung Vibrant SGH-T959 04e8:68a9
     - COBY MP705 1e74:6512
     - Cowon iAudio J3 0e21:0921
     - Motorola Droid X 22b8:41d6

Se il vostro lettore sembra non essere fra quelli supportati ma vorreste che lo fosse presto, aggiungete un commento a questo articolo, allegando il risultato dei comandi

lsusb

e

mtp-detect

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Gestire i caratteri con Font Manager

Già disponibile in Debian sid da qualche giorno, é entrato da poche ore in Maverick e fornisce delle funzionalità davvero interessanti per quanto riguarda la gestione dei font.

Sto parlando di Font Manager, sviluppato in C e Python da Jerry Casiano, vera e propria chicca per chi vuole installare, rimuovere e confrontare i caratteri installati sul proprio sistema.

Seguono un paio di schermate:

Per installarlo basta un

sudo apt-get install font-manager

Fatemi sapere cosa ne pensate 😉

Link

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StreamerOne presenta BeConn

350 canali fra radio e TV, comoda interfaccia web, accesso via HTTP, MMS over HTTP e RTSP, codifiche video Flash e H.264. In una sola parola: BeConn.

BeConn fornisce un apparato televisivo digitale terrestre e un apparato videoregistratore per poter accedere in forma integrale, in diretta e registrata, a tutti i canali radio-televisivi in chiaro del digitale terrestre.

Voi direte: ottimo! Ma che c’entra con Ubuntu? Fatemi rispondere con uno screenshot di questa pagina:

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Quando tutto ebbe inizio

Tutto cominciò quando mi accorsi di aver distrutto la tabella delle partizioni NTFS del mio disco fisso principale.

Lavori, configurazioni e dati di ogni genere stavano lì, come sospesi in una sorta di limbo a metà fra la vita e la morte: avevo bisogno di trovare una soluzione affidabile e sicura, dovevo assolutamente recuperare ogni cosa.

Era il 2006 e il mese era novembre, all’epoca producevo musica, ogni tanto ancora mi esibivo (quanto è strano, per me, oggi, ricordare quei momenti) e usavo Windows XP, unico sistema allora compatibile con l’hardware Behringer di cui disponevo.

Il giorno seguente alla catastrofe, Valerio “nontiseguo” mi diede una live di Ubuntu e cercò di consolarmi con un:

Nel caso in cui non riuscissi a riparare il danno con questa potrai almeno controllare la posta!

Mi ci vollero un paio di giorni per risolvere la situazione che si era venuta a creare e nel frattempo cominciai a esplorare la versione 6.10 di Ubuntu, trovandola un po’ bruttina ma sicuramente veloce e di facile utilizzo.

Ciò mi turbò, sinceramente non avevo ancora toccato con mano i progressi fatti negli ultimi anni dalle varie distribuzioni, la mia esperienza con i sistemi Linux si fermava a una decina di anni prima[1], quando avevo riposto una RedHat 4.2 in un cassetto della stanza di casa mia che oggi viene definita (non senza una certa importanza) come lo studio, ma che allora era la più popolare camera degli ospiti. Dopo mille incazzature, diverse umilianti sconfitte e anche gloriose soddisfazioni (solo chi ricorda quell’epoca sa bene quanto fosse emozionante veder partire X per la prima volta) decisi che per Bitmore e compagni (in realtà, fin da subito non mi accontentai della sola RedHat, provai anche Debian e altre distribuzioni) avrei trovato del tempo una volta imparato il C e completato Quake.

Passati diversi anni, dimenticati i buoni propositi, la musica entrò prepotentemente nella mia vita e così declassai la “programmazione”[2] ai posti più bassi della classifica delle mie priorità. Su tutti i miei desktop e laptop vi era installata una copia di Cubase SX con una miriade di plugin VST e passavo il tempo a creare, suonare, ri-suonare, filtrare, equalizzare, campionare, mixare, re-mixare e masterizzare[3] qualsiasi cosa mi passasse per le mani (una volta ho persino curato la produzione e post-produzione della colonna sonora di un cortometraggio!): questa era la mia vita.

E ancora: la ricerca dei club dove ascoltare e ballare della buona elettronica, e la passione per la house music (della quale oggi, viste e ascoltate le più recenti hit etichettate come house, con infinito dispiacere do notizia della sua morte), e tutto il rubato allo studio universitario, e i miei problemi, le avventure, gli amici, e Lanzarote e Barcellona.

Già, Barcellona. Penso a quei momenti e si torna di nuovo al 2006. L’estate stava finendo e proprio durante quella vacanza mi accorsi di averne le palle piene di essere la dimostrazione vivente di come possedere una personalità poliedrica potesse rappresentare il peggior difetto di un uomo. Così, al rientro in patria, deciso a mollare tutto il superfluo per concentrarmi sul mio futuro, inserii la freccia e mi preparai a svoltare.

Gli incontri furono decisivi. Fu proprio allora che, in un pomeriggio di uno splendido ottobre romano, conobbi Valentina, la mia dolcissima metà, con la quale condivido tutto ciò che sono: molto di me deriva dal nostro rapporto.

Un altro importante incontro fu la Comunità Italiana di Ubuntu: pochi sanno che Milo fu il mio primo contatto, iniziai a tradurre qualche programma qui e là, entrai quasi subito nel Gruppo Documentazione e nel giro di qualche mese fui nominato editore del wiki, quindi amministratore (ruolo che ancora oggi ricopro insieme all’amico Leo Iannacone).

Dopo poco più di un anno dal mio ingresso in Ubuntu-it il mio interesse si spostò verso lo sviluppo, cominciai lavorando sui merge/sync da Debian, proponendo piccole patch e, infine, grazie soprattutto al grande sostegno fornitomi da Luca Falavigna e i due “Andrea” (“warp10” Colangelo e “gaspa” Gasparini) entrai ufficialmente a far parte del team di sviluppo di Ubuntu nel febbraio 2009.

Il resto (almeno in buona parte) è noto.

A questo punto, cari Lettori (o almeno quei pochi che hanno avuto la pazienza di arrivare fino a questo punto), é doveroso per me rispondere alle domande che quasi tutti vi sarete posti:

Cosa é successo? Qual é il motivo di cotale pippone?

Ammazza che palle: hai finito?

Cominciamo dalla seconda: sì, mancano giusto titoli di coda e ringraziamenti.

La prima, invece, merita qualche riga in più.

Ciò che ho scritto prima non è altro che il flusso dei ricordi che ha attraversato la mia mente quando, pochi giorni fa, nell’aprire la posta mi accorsi di aver ricevuto una mail che aveva il seguente oggetto:

New Debian developer Alessio Treglia

Aprii di corsa Chromium, XChat e mi accorsi che, beh, sì, era tutto vero.

NM completata: “congrats alessio!

Mi trovavo seduto nel laboratorio Campus One e, dopo aver fatto il pieno di complimenti, pacche-sulle-spalle, minacce e soprattutto ricatti, spensi il laptop e rimasi così a osservare i riflessi sullo schermo del computer, cercando di ricordare da che parte fosse cominciato tutto.

Ringraziamenti

  • Enrico Zini: il mio AM, al quale prometto che dedicherò ad Arista Transcoder sempre la massima attenzione.
  • Luca Falavigna: il mio mentore, sponsoradvocate: cosa volete di più?[4]
  • Free Ekanayaka: un grande developer ma soprattutto una bella persona che ho avuto il piacere di conoscere all’UDS di Dallas, se oggi sono un membro attivo del Debian Multimedia Team gran parte del merito (o della colpa, dipende dai punti di vista) é suo
  • David Paleino: preparato, un po’ pignolo ma tanto simpatico e davvero bravo. Donne! È tutto vostro!
  • Giuseppe Iuculano: penso che sia più felice di me per la mia NM. Devo avergli fatto due palle di proporzioni incredibili! Tant’è che è stato lui il primo a propormi di avviare la procedura per diventare Debian Developer 🙂

Ma il ringraziamento più grande e più sentito va a Lei, Valentina, il mio centro di gravità, che ogni giorno, da più di tre anni e mezzo, sopporta e sostiene questo ex-fighetto ormai definitivamente trasformato in un vergognoso nerd[5].
Senza di te nulla sarebbe stato uguale.

[1] Oddio, non è proprio del tutto vero, ma fate finta di credermi…

[2] Odio tale definizione volgare e populista per l’arte dello sviluppo del software, ma in questo caso è utile allo scopo.

[3] No, il masterizzatore non c’entra nulla, piuttosto date un’occhiata qui.

[4] Cooooosaa?? Una cena da Roadhouse??

[5] Avete presente la favola della principessa che bacia il ranocchio che poi si trasforma un principe che poi… Beh, il resto non conta, per capire cosa intendo vi basta scambiare il principe col ranocchio.

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Ubuntu-it meeting, 7 giorni dopo

Così, dopo diversi tentativi, questo sviluppatore autoreferenzialista pluridecorato (secondo alcuni anche un po’ stronzo) finalmente é riuscito a partecipare a un meeting della Comunità Italiana!

Devo ringraziare infinitamente Leo Iannacone per la splendida ospitalità, se non fosse stato per lui avrei saltato anche questo incontro 🙂

Ma basta parlare del passato, piuttosto pensiamo al futuro! Stiamo già lavorando all’organizzazione del prossimo meeting e abbiamo ristretto la scelta delle possibili location a quelle presenti in questa pagina (link funzionante).

Fatemi sapere qual è la vostra preferita!

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Lucid e la ventola dell’AspireOne

Questa piccola procedura é stata testata su un AcerAspire One AO150 e si riferisce alla nuova Ubuntu 10.04.

La gestione della ventola é sempre stata problematica per i primi modelli dei netbook AspireOne dell’Acer, in modo particolare ne sono affetti i modelli AO110x e AO150x, in parole povere la ventola, una volta partita, viene spenta solo nel caso in cui la temperatura scenda sotto i 30° (cioè: mai), e tale comportamento causa una sensibile riduzione della durata e della vita della batteria, nonché la costante presenza di un fastidioso rumore.

Con il modulo acerhdf, integrato nel kernel fin da Karmic, é possibile impostare una policy di gestione per ridurne la velocità quando possibile.

Come prima cosa, prendiamo i privilegi di amministrazione:

sudo -s

Ora aggiungiamo acerhdf fra i moduli caricati all’avvio:

echo 'acerhdf' >> /etc/modules

Attenti al doppio ‘>‘, non é un errore, serve per aggiungere la stringa acerhdf in fondo al file senza modificare il contenuto già presente.

Al prossimo riavvio il modulo verrà caricato automaticamente con le impostazioni di default, per personalizzare la configurazione é necessario creare un nuovo file /etc/modprobe.d/acerhdf.conf che conterrà le opzioni che verranno passate al modulo durante il suo caricamento.

Digitate:

echo 'options interval=5 fanon=60000 fanoff=55000 verbose=1' >> /etc/modprobe.d/acerhdf.conf

Il comando può essere personalizzato:

  • interval: intervallo di tempo (in secondi) dei check della temperatura da parte del kernel
  • fanoff: temperatura in gradi centigradi * 1000, al di sotto della quale la ventola viene spenta
  • fanon: stessa unità di misura della precedente opzione, una volta raggiunta tale temperatura la ventola, se spenta, viene nuovamente attivata.
  • verbose: stampa messaggi di log nel kernel ring buffer

Per testare il modulo basta far ripartire il sistema con:

reboot

Badate bene che questo trucco deve essere usato in modo coscienzioso e impostare una temperatura di ri-accensione troppo elevata può causare seri danni all’hardware: insomma, la ventola sarà anche rumorosa ma se ce l’hanno messa un motivo c’è 😉

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